AIKIDO

Benvenuto nella sezione dedicata all'Aikido.


- Significato del nome "Aikido"
- Quando e dove è nato l'Aikido?
- Il Fondatore
- I Kihon della vita del Fondatore
- Il contesto storico
- L'Aikido delle Origini
- Programma didattico NEW!

  Significato del nome “Aikido”

Può sembrare banale, ma il nome di una disciplina, molto spesso, può darci molti elementi utili a comprendere a pieno le caratteristiche e le peculiarità della stessa.

E’ bene considerare infatti che un nome rappresenta il più delle volte una scelta precisa, generalmente frutto di intense meditazioni e ponderazioni di chi la disciplina l’ha fondata.

In qualche modo con il nome si vuole trasferire un messaggio forte e chiaro sulla disciplina in questione.

Alcune volte con il nome si vogliono dare delle indicazioni più o meno intriganti sulle caratteristiche dello stile, altre volte invece il nome deriva da luoghi o fatti storici, altre ancora può derivare semplicemente dal nome della famiglia del fondatore dello stile. Vi sono poi dei casi nei quali con il nome si vuole scrivere a lettere indelebili gli scopi e le finalità della disciplina che si pratica. E’ questo il caso dell’Aikido.

Il nome Aikido è formato da tre ideogrammi che esprimono a loro volta tre capisaldi filosofici:

 

  = AI = Armonia, unione, amore
= KI = Energia
= DO = Via, intesa come percorso interiore e spirituale.

 La traduzione della parola AI-KI-DO potrebbe quindi essere:

 “La Via dell’Armonizzazione delle Energie”.

 Come potete intuire, solo sul significato della parola “Aikido” si potrebbero scrivere interi trattati. Noi però per ora ci fermiamo qui, ripromettendoci di tornare sull’argomento nei paragrafi successivi.

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Quando e dove è nato l’Aikido

Ogni tentativo di definire una data precisa nella quale sia stata utilizzata la prima volta la parola “Aikido”, si è tradotto in interminabili diatribe tra i biografi del fondatore della disciplina e chi sostiene invece che il termine Aikido sia stato utilizzato secoli prima nell’ambito dei metodi antichi di combattimento.

In questa sede, come è nello stile del metodo Kihon, non ci addentreremo affatto in questi dettagli tecnici, ritenendo poco importante definire il giorno esatto nel quale è stata detta in pubblico una parola, rispetto alla rilevanza che può avere l’analisi e la comprensione delle peculiarità che hanno caratterizzato il periodo storico-socio-culturale nel quale è stata sviluppata l’idea stessa di creazione della disciplina.

Sintetizzando il nostro punto di vista diremo che: identificando con “Aikido” l’arte marziale fondata da Morihei Ueshiba, possiamo affermare che esso sia nato in Giappone nella prima metà del XX secolo. Un periodo senz’altro complicato sotto molti punti di vista. Il mondo veniva stravolto da guerre mondiali e da ondate di progresso senza precedenti ed il Giappone in quel periodo era solo da pochi anni uscito forzatamente da un isolamento pressoché totale voluto dalla classe militare dominante sin dall’epoca feudale. Sull’onda dell’esaltazione e della sete di potere, molti colossali errori venivano fatti da ogni fronte, in ambito politico e militare, a costo di vite umane e di pesanti conti da pagare, il tutto in un clima di assoluta convinzione, ognuno per proprie assurde ragioni, di appartenere dalla razza scelta dal suo dio per governare la propria parte di mondo. Inutile parlare degli epiloghi di queste mostruose vicende nelle quali nessuno, come sappiamo, vince realmente. E’ forse stata questa una delle considerazioni che hanno contribuito ad una nuova concezione della risoluzione dei conflitti ad opera di Ueshiba Morihei, e più avanti vedremo il perché.

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Il Fondatore

Morihei (conosciuto anche con i nomi Tsunemori e Moritaka) Ueshiba (植芝盛平), fondatore del moderno Aikido, nasce il 14 dicembre del 1883a Tanabe, nell’attuale prefettura di Wakaiama, una particolare regione del Giappone considerata, sin dai tempi antichi, pregna di grandi poteri dovuti a potenti flussi energetici, tanto da essere chiamata regione del Ki.

Proprio in virtù della fama e delle proprietà di cui si pensava questa terra fosse pregna, essa fu da sempre frequentata da uomini dediti al culto dello spirito e dell’ascetismo, nonché da eremiti che spesso facevano delle sacre montagne di Kumano, la loro casa, tutti con l’intenzione di assorbire l’energia cosmica che si riteneva riempisse quei luoghi.

Figlio di famiglia benestante, Morirei viene, sin da bambino iniziato allo studio dei classici cinesi sotto la guida di un monaco buddista della setta Shingon, Fujimoto Mitsujo, mentre apprendeva dalla voce della Madre Yuki le antiche leggende che avevano fatto dei monti Kumano, luoghi sacri.

Il padre Yoroku era un membro molto influente nella comunità di Tanabe, ma fu il nonno Kichiemon ad essere presentato al giovane Morirei come modello da seguire. La famiglia Ueshiba infatti aveva sfornato da sempre uomini corpulenti e pieni di vigore, e tra questi Kichiemon spiccava per potenza e destrezza nelle art marziali. Fu così che il Morirei, che aveva al contrario una costituzione fragile e minuta, forse dovuta alla sua nascita prematura, dovette fronteggiare la sfida mettendo sul campo quello che aveva di più spiccato: un’incrollabile forza di volontà.

Fu il padre che al fine di fortificare il corpo, lo introdusse al sumo, incoraggiandolo poi a praticare altre arti marziali.

Dotato di grande memoria e di spiccata capacità di calcolo, Morirei studia da contabile e nel 1901 si trasferisce a Tokyo, dove lavora in un negozio di famiglia. Durante questo periodo, dopo il lavoro, pratica Jujitsu della scuola Tenshin Shin’yo Ryu sotto la guida di Tokusaburo Tozawa.

Durante questo periodo il suo interesse per il Budo va sempre più radicandosi tanto da mettere gradatamente in secondo piano la sua carriera nel commercio prima affrontata con grande entusiasmo. Morirei visita diversi Dojo a Tokyo, ma non trovò nessuna didattica che lo soddisfacesse veramente.

Dopo nemmeno un anno un brutto attacco di beri-beri lo costrinse a tornare a Tanabe. La beri-beri è una strana malattia che sembra regredisca quando si ritorna nei luoghi natali, e così fu anche per Morirei. Non appena tornò a calpestare la sua terra e bere l’acqua di Tanabe, si riprese, ma certamente era andato a scemare lo stimolo per tornare a Tokyo.

A Tanabe, Morirei fece molte attività: aiutava i genitori nei lavori di campagna, pescava con i marinai del luogo, partecipava ad alcuni movimenti giovanili come consulente ecc.

La sua popolarità cresceva e con essa anche il sua forza. Morirei non era alto più di m. 1,56 ma in questo periodo arrivò a pesare circa 83 kg. Ora anche la sua apparente inferiorità genetica, era stata superata, e le sue doti fisiche non erano inferiori a quelle del nonno, Kichiemon.

Morirei veniva spesso interpellato dai membri della comunità per dirimere dispute e contenziosi riguardanti la pesca o i diritti di proprietà. Sembrava che nulla potesse muoversi senza il suo intervento. Morirei, però non era tipo da essere compiaciuto di tale popolarità, per di più se questo si traduceva una sorta di impegno costante e rutinario.

E’ il 1903 quando sposa Hatsu Itokawa, che sarà sua fedele compagna per tutta la vita.

Nel 1904 scoppia la guerra Russo-Giapponese, e il Giappone aveva ovviamente un gran bisogno di soldati. In quel tempo Ueshiba aveva appena compiuto i 21 anni e questo lo rendeva arruolabil. Impaziente di servire il suo paese infatti cercò subito di entrare a far parte dell’esercito, ma fu scartato a causa della sua altezza. All’epoca infatti vi erano dei limiti molto rigidi riguardo l’altezza e il peso dei soldati. In particolare Ueshiba rientrava abbondantemente entro i limiti di peso, ma riguardo alla sua statura, che ricordiamo era di m. 1,56, non potè fare gran che (il limite era 1,59), almeno nell’immediato. Amareggiato dall’accaduto ma determinato a superare anche quell’ostacolo che sembrava insormontabile si fece appendere a dei rami dei pesi attaccati alle caviglie. In seguito a queste estenuanti pratiche al limite della tortura, effettivamente i risultati gli diedero ragione aumentando la sua statura dei centimetri necessari per passare la visita e finalmente arruolarsi nel 61° Reggimento Fanteria di Wakayama.

In quel tempo l’addestramento dei soldati giapponesi era molto severo. Correre per 10 km con pesanti zaini sulle spalle era normale, e a volte le distanze potevano arrivare fino a 40 km, il tutto condito da studio e disciplina che non erano meno intensi. Il risultato di tali pressioni era un gran numero di rinunce e ritiri, e per questo Morirei spesso aiutava i meno resistenti trasportando durante le marce anche i loro fardelli, cosa che fece molto spesso anche sotto il fuoco della guerra in Manciuria, tanto da guadagnarsi il soprannome di tetsujin (uomo di ferro) ed il grado di sergente.

Dopo la guerra il 61° Reggimento di Fanteria si stanziò per un periodo a Hamadera, nei pressi di Osaka. Fu durante questo periodo che Ueshiba inizia a praticare la scuola di spada Goto-Ha Yagyu Shingan Ryu sotto la guida di Masakatsu Nakai nella città di Sakai. Pratica questo stile di kenjutsu fino al  Luglio 1908, quando Ueshiba lascia Osaka ricevendo il certificato di insegnante (Menkyo Kaiden), cosa affatto semplice per una persona non appartenente ad una casta nobile.

Tornato a casa dopo il servizio militare Morirei ricevette da parte di alti ufficiali che avevano combattuto con lui in Manciuria, numerose offerte di intraprendere la carriera militare entrando in accademia. Questo può dare un’idea di quanto si fosse distinto durante le operazioni.

Nel 1910 nasce la prima figlia Matsuko.

Nel 1911 il granaio della casa paterna fu trasformato in un dojo, e Morihei iniziò lì a praticare Judo con il maestro Kiyoichi Takagi, mentre ascoltava i discorsi del politico Kumakusu Minataka condividendo la critica ad un degrado ecologico che avanzava in nome di un progresso che stava abbattendo anche valori etici e morali.

Resosi conto che le prospettive della terra di Tanabe, per degrado e povertà di materie prime, non assicuravano un grande futuro, decise di partecipare ad un progetto promosso dal governo, che stanziava dei fondi per coloro che erano disposti a colonizzate la lontana isola di Hokkaido, a nord del Giappone.

Nel 1912 si trasferì quindi nel villaggio di Shirataki, in quell’impervia e fredda regione, dedicandosi interamente allo sviluppo della nuova colonia. Numerosi sono gli aneddoti che raccontano delle sue prove di forza e resistenza in questo periodo, ma la sua opera instancabile andava oltre. Morihei infatti, non solo fu esempio di laboriosità e vigore, ma anche di carisma e leadership trovando sempre modi per tenere alto il morale del gruppo coloni anche di fronte alle gravose difficoltà che imperversavano in quella terra.

Ed è nella terra di Hokkaido, nel 1915, che fa uno degli incontri che segnò maggiormente la sua vita, il famoso maestro Takeda Sokaku della scuola Daito Ryu Aiki Ju Jitsu.

Il Daito Ryu Aiki Jutsu è un arte marziale di cui si hanno notizie da molti secoli e che sembra fosse coltivata, per trasmissione orale, dai membri della famiglia Takeda discendente da un ramo cadetto della dinastia dei Minamoto. Il nome Daito sembra che derivi dal luogo nel quale avvenivano anticamente gli allenamenti, appunto la villa Daito. Possiamo affermare che essa, l’arte marziale Aiki Jutsu, fosse forse lo stile più raffinato tra tutti gli stili di Ju Jutsu. La cosa importante da considerare ai fini della nostra analisi, è che appunto l’arte marziale praticata da Takeda e poi, come vedremo appresa da Morihei, era stata forgiata sui campi di battaglia del Giappone feudale, e questo porta con se una serie di considerazioni per nulla irrilevanti e che analizzeremo in seguito. Per ora torniamo alla vita del Fondatore.

Nel 1916 un grosso incendio distrusse quasi completamente il villaggio di Shirataki e Morihei diede grande prova di volontà e determinazione facendo sì che l’intero gruppo di coloni reagisse a quella ennesima terribile sciagura.

E’ il 1917 quando viene alla luce il suo secondo figlio Takemori.

Nel dicembre del 1019, la notizia di una grave malattia del padre, lo costringe a lasciare la colonia donando la sua casa al Maestro Takeda, per tornare a Tanabe. Durante il lungo viaggio per pregare per suo padre malato, decide di fare una deviazione per Ayabe, dove aveva sentito parlare di Onisaburo Deguchi, un carismatico personaggio a capo di una setta religiosa denominata Omoto Kyo. E’ qui che nel 1920 fa il secondo fondamentale incontro della sua vita. In particolare Morihei venne scosso da un evento. Pare che durante una sessione di preghiera si apparsa a Ueshiba l’ombra del padre e che proprio in quel frangente Onisaburo si fosse avvicinato a lui chiedendo cosa avesse. Morihei rispose esprimendo la propria preoccupazione per suo padre malato, e la risposta di Deguchi è stata “Tuo padre sta bene. Lascialo partire.”.

Morihei rimase ad Ayabe per sette mesi e quando tornò a Tanabe non fece in tempo a rivedere vivo suo padre Yoroku, che trapassò, prima del suo arrivo in Gennaio, lasciando per lui un ultimo messaggio:

“Sii libero e vivi come senti veramente di voler vivere”

Frustrato per non essere riuscito a vedere il padre prima della sua morte e investito dalle critiche della sua famiglia per gli stessi motivi, Morihei si diresse verso le sacre montagne di Kumano. Qui vive un periodo molto particolare della sua vita. Si dice che passasse giorni e notti intere ad agitare la sua spada combattendo contro ombre, tra le foreste di quei monti, e che trasportasse sulle spalle i pellegrini che si dirigevano sui luoghi di preghiera. Molti lo consideravano pazzo ed alcuni dicono sia stato ospite di monaci Yamabushi, dai quali apprese le sofisticate tecniche di bastone (jo-jutsu) che molto hanno contribuito all’elaborazione definitiva dell’Aikido.

Decide di trasferirsi con la famiglia, composta dalla madre, la moglie e i tre figli, ad Ayabe, presso la sede della setta Omoto, e lì aprì il ”Ueshiba Juku Dojo”. Il 1920 fu per la famiglia Ueshiba, un anno terribile. In Agosto nacque il terzo figlio Kuniharu e poco dopo morì il secondo Takemori all’età di soli 3 anni. In Settembre morì anche Kuniharu dopo solo un mese dalla nascita a causa di una malattia. In tutto questo Onisaburo Deguchi, che era ormai di fatto il Maestro spirituale di Morihei, fu arrestato con l’accusa di essere a capo di un’organizzazione sovversiva, per essere poi rilasciato dopo quattro mesi.

Nel Giugno del 1921 nasce il quarto figlio di Morihei, Kishimaru.

Nel 1922 muore la madre Yuki.

Nello stesso anno Takeda e la sua famiglia appaiono ad Ayabe. Sul fatto che il M° Takeda fosse stato invitato o fosse venuto ad Ayabe di sua iniziativa, le opinioni sono contrastanti. Fatto sta che Takeda rimase ad Ayabe per cinque mesi, insegnando agli studenti del Ueshiba Juku Dojo e che alla fine di questo periodo Ueshiba ricevette da Takeda l’attestato di assistente (Kyoji Dairi). Pare che Sokaku non piacesse a Onisaburo (capo spirituale dell’Omoto Kyo) e che la cosa fosse anche reciproca, sebbene pare che Deguchi avesse donato a Takeda, in occasione della sua partenza, una spada ed un suo dipinto. Sembra anche che I rapporti tra lo stesso Ueshiba e Takeda non fossero sereni e anzi alquanto forzati, durante la loro frequentazione di Ayabe.

Nel febbraio del 1924, Morirei partecipa ad una spedizione in Mongolia organizzata da Deguchi con l’ambizioso quanto utopico progetto di costituire in quella terra una comunità ideale. Il gruppo fu catturato dalle forze dell’ordine cinesi con l’accusa di complotto contro l’attuale governo. Dopo un breve periodo di reclusione durante il quale rischiarono di essere giustiziati per fucilazione, furono rilasciati per intervento del consolato giapponese.

Al ritorno dalla Mongolia Ueshiba riprende il suo insegnamento al Ueshiba Juku Dojo di Ayabe. La sua arte marziale, che ancora in questo periodo veniva identificata con Aikibujutsu, aveva nel frattempo subito notevoli trasformazioni, tanto da farla differire da ogni altro metodo. Sotto le spinte spesso contrastanti degli insegnamenti marziali di Takeda e dei maestri precedenti, e il percorso spirituale proposto da Onisaburo Deguchi, nello spirito di Ueshiba si accavallavano quesiti e dubbi che esigevano risposte.

Nel 1925, Morirei riceve la visita di un ufficiale di marina con il quale ebbe a che ridire su motivi inerenti le arti marziali. Era evidente che entrambe avessero desiderio di confrontarsi, ed infatti lo fecero. Ueshiba affermò che, nonostante Ia sua abilità nell’utilizzo della spada, il contendente non sarebbe riuscito a colpirlo. L’ufficiale impugno il bokken (spada di legno) e cominciò a tirare fendenti con tutte le sue forze. Da i racconti dello stesso Ueshiba, sembra che una calma irreale lo avesse pervaso mentre l’ufficiale agitava la sua spada e che avesse avuto facoltà di prevedere ogni suo attacco con largo anticipo. Il risultato fu che dopo diversi minuti di combattimento, il militare cadde a terra esausto senza essere riuscito nemmeno a toccare Ueshiba che riusciva sempre ad apparire dietro le sue spalle senza nemmeno reagire. Alla fine di questo episodio vi fu un evento che segnò la sua vita per sempre.

Recatosi in giardino per rinfrescarsi al pozzo e rilassarsi, si sentì pervadere da una sensazione di estasi tale da rimanere paralizzato. Lo stesso Ueshiba così descrive iò che ha provato in quei momenti:

“Improvvisamente sentì l’intero universo tremare e uno spirito d’orato soese dalla terra e mi avvolse completamente Mi sentii trasformare in un essere d’oro, e il mio corpo divenne leggero come una piuma. . Ero in grado si sentire lo stormire degli uccelli e ad un tratto capii il progetto della creazione dell’universo: Il quel momento fui illuminato dalla consapevolezza che il vero BU-DO è manifestare l’Amore Divino, lo Spirito che abbraccia e nutre ogni cosa. Il Budo non è far cadere a terra l’avversario con la forza, e neppure portare distruzione nel mondo attraverso le armi. Il vero BUDO è accettare l’ spirito dell’universo, creare pace nel mondo, produrre in modo corretto e consapevole con le regole che governano il mondo, proteggere e coltivare ogni cosa den creato. Dalle mie gote correvano giù lacrime di gioia e gratitudine. Vidi l’intero universo come la mia casa, e il sole, la luna e le stelle come mie intime amiche. Ogni attaccamento alle cose materiali svanì”

Possiamo dire che probabilmente la nascita dell’Aikido coincida con quest’incredibile evento.

Qualche tempo dopo quella esperienza, fece visita alla sede dell’Omoto Kyo Hidetaro Nishimura che a quel tempo era capitano della squadra di Judo dell’università di Waseda e che aveva sentito parlare di Deguchi e dell’Omoto. Quando incontrò il capo della setta religiosa, questi dopo aver appreso che Nishimura praticava Judo, gli disse ridendo:

“C’è un maestro qui che dice di essere un grande esperto di arti marziali, perché non vai da lui e lo sbatti a terra?”

Nishimura, che non immaginava di certo di trovare una situazione del genere, per curiosità entrò nel dojo di Ueshiba e trovò tre studenti che sorseggiavano del sake. Poco dopo entrò nel Dojo anche Morihei. Lo stesso Nishimura riferisce l’impressione che il volto di Ueshiba gli fece: “...simile a una di quelle maschere coreane del teatro Nho, con gli occhi spalancati”

Ueshiba spiegò subito al nuovo ospite che quella era un’occasione particolare e che era per questo che stavano prendendo del sake, dopo di che lo invitò a prenderne un po’ con loro. Nishimura accettò e chiese subito per quale motivo vi fosse un dojo di arti marziali all’interno della sede di una setta religiosa. Ueshiba cominciò a parlare del significato dell’ideogramma “BU”, la cui vera interpretazione è quella di pace e amore tra le genti e che nulla ha a che fare con il prevaricare avversari con o senza armi. Ueshiba continuò poi descrivendo al nuovo ospite l’esperienza ultraterrena che aveva avuto poco tempo prima.

Quel discorso interessò molto l’aitante judoka, che alla fine di quella spiegazione chiese al piccolo maestro di dargli una dimostrazione pratica di quelle belle parole appena pronunciate. Ueshiba accettò senza esitare, cosa tutt’altro che usuale, dato che al tempo non era pensabile di dimostrare delle tecniche a persone estranee al dojo.

Ueshiba si mise al centro del tatami e invitò il nuovo amico ad attaccarlo come avesse ritenuto opportuno e in qualsiasi direzione. Pieno della sua stazza e della sua abilità il giovane Nishimura, quasi sorridendo andò per afferrare il piccolo Ueshiba certo di scaraventarlo a terra senza sforzo, ma fu subito proiettato. Incredulo si rialzo e ripeté l’azione con sempre crescente veemenza ed impeto, ma tutte le volte il risultato era quello di trovarsi con la faccia sul tatami e con un piccolo Maestro che sorrideva allegramente dietro di lui. Dopo ripetuti attacchi Nishimura si trovava a terra senza che Ueshiba nemmeno lo toccasse. Nishimura anni dopo avrebbe paragonato quella sensazione ad “un sogno”. Alla fine della dimostrazione il pensiero di Nishimura fu “ Un arte marziale capace di proiettarti con un sorriso è un’arte meravigliosa”.

Dopo quell’incontro il giovane Nishimura tornò a Tokyo e raccontò entusiasta dell’accaduto e di quel maestro di Ayabe in grado di fare magie.

La voce si diffuse presto negli ambienti, fino a che l’ammiraglio Isamu Takeshita, nell’autunno del 1925, non invitò Ueshiba a tenere una dimostrazione al cospetto del Primo Ministro Gombei Yamamoto e di pochi altri qualificati ed influenti personaggi. Fu lo stesso Deguchi che incoraggiò Ueshiba a perseguire la via del BUDO come mezzo attraverso il quale professare i valori coltivati all’interno dell’Omoto.

Ueshiba accettò e diede dimostrazione del suo nuovo BUDO, impressionando fortemente quel ristretto ma competente pubblico, tanto da ricevere subito l’invito a trattenersi a Tokyo per tenere un seminario di tre settimane, niente meno che presso il palazzo imperiale di Aoyama, al quale avrebbero partecipato alti esponenti del Judo e del Kendo.

Dopo quell’esperienza Ueshiba fu invitato ripetutamente a Tokyo per tenere lezioni e seminari presso personaggi influenti per trasferirsi infine nella capitale nel 1927 con l’intera famiglia ed aprire un dojo provvisorio nella sala da biliardo del palazzo del nobile Shimazu a Shiba, dove poi si trasferì nel 1928. In questo periodo insegna presso l’accademia Navale.

Dopo due anni si trasferisce di nuovo a Shimo-Ochiai in Mejiro, a causa del numero crescente di allievi che non potevano essere sostenuti dalle strutture che occupava. Fu qui che incontrò il Professor Jigoro Kano, fondatore del Judo. Le cronache raccontano che Jigoro Kano, che a quel tempo era già una personalità affermata, dopo una dimostrazione dell’arte di Ueshiba, sia andato da lui e, inchinandosi abbia detto: “Questo è il BUDO che ho sempre cercato”. Dopo quell’incontro il Professor Kano inviò da Ueshiba alcuni dei suoi migliori allievi come Tomiki Sensei, che successivamente sviluppò una scuola nella quale le tecniche di Judo si integrano con quelle di Aikido e nella quale sono previste competizioni e Minoru Mochizuki  che integrò nelle tecniche di Aikido il Karate ed ovviamente il Judo, dando vita allo stile conosciuto con il nome di Yoseikan Budo, e molti altri. Nel 1930 iniziano anche i lavori per la creazione di un nuovo Dojo, questa volta definitivo, in Ushigome a Wakamatsu. Il dojo verrà poi inaugurato nel 1931 con il nome di Kobukan e qui Ueshiba insegna la sua arte continuandola a chiamare inizialmente Daito Ryu Aikijutsu poi, dopo il progressivo diradarsi dei contatti con Takeda, la nominerà Aiki-Budo. Per preservare il vero spirito Aiki da scorrette interpretazioni, Ueshiba decide di accettare solo studenti che a suo parere presentavano una forte vocazione per esso. Ueshiba non aveva alcun interesse a pubblicizzare la cosa o ad avere un numero elevato di allievi, ciò nonostante il dojo ebbe un grande successo e crebbe molto rapidamente.

Al Kobukan vivevano circa quaranta uchideshi (allievi interni e residenti al dojo) che si dedicavano interamente allo studio dell’Aiki Budo. Gli allenamenti erano molto intensi, e gli studenti erano tutti giovani pieni di motivazione ed ambizione. Ben presto si diffuse un singolare modo di chiamare il Kobukan, che veniva definito come il “Dojo Infernale”. Molti dei più famosi maestri dei nostri tempi, molti di essi purtroppo trapassati negli ultimi anni, provenivano da questo particolare ed intenso periodo. Tra essi ricordiamo Shirata Rinjiro, Gozo Shihoda fondatore dello Yoshinkan Aikido, e molti altri uomini che hanno contribuito moltissimo alla diffusione dell’Aikido e che abbiamo scelto di omettere esclusivamente per mantenere una certa scorrevolezza di lettura, e per questo ci scusiamo.

In Ushigome vi erano alcune persone che ammiravano talmente il modo di vivere e di insegnare di Ueshiba da aiutarlo mettendo a disposizione alcune delle loro proprietà. Tra essi Seiji Noma, che adibì una delle sue abitazioni e dojo. Alcune delle foto che ritraggono Ueshiba in questo periodo, sono state scattate proprio in questo posto.

Il 13 Ottobre del 1932 fu fondata la Budo-Senyokai (Associazione per il miglioramento del Budo). Ueshiba ne era il presidente e fu costruito un dojo di 150 tatami a Takeda, nella provincia di Tomba. La famiglia Ueshiba si trasferì nuovamente in una vecchia casa di Takeda conosciuta come la “casa dei fantasmi” perchè pare che alcuni alti gradi dello shogunato lì si fossero suicidati durante la restaurazione, compiendo hara kiri.

Nel 1933 viene pubblicato il manuale tecnico “Budo Renshu” e nel 1935 fu girato il film documentario Aiki Budo, unico filmato del Fondatore prima della guerra.

Nel 1938 viene pubblicato il manuale “Budo”.

Nel 1938 Ueshiba viene invitato ad insegnare in Manchuria, dove nel 1940 tiene una dimostrazione in occasione delle commemorazione del 2600° anno del Giappone.

Fu qui che avvenne quella che viene definita la sua seconda esperienza mistica descritta dal Fondatore stesso come segue:

“Intorno alle due del mattino stavo eseguendo il rituale di purificazione. Improvvisamente dimenticai ogni tecnica studiata nel corso della mia pratica marziale. Tutto ciò che mi era stato trasferito dai miei insegnanti mi apparve completamente nuovo e da rivedere da capo. Adesso quegli insegnamenti dovevano essere un veicolo attraverso i quali coltivare la vita, il sapere, le virtù ed il senso divino e non strumenti per proiettare o bloccare il prossimo."

Nel 1941 fu invitato a tenere una dimostrazione alla corte imperiale. L’evento è stato organizzato dall’ammiraglio Takeshita, che aveva moti contatti nelle alte sfere del governo giapponese. Ueshiba sulle prime fu reticente. Disse che non poteva dimostrare tecniche “false “ al cospetto dell’Imperatore, e che avesse eseguito tecniche vere, i suoi uke sarebbero morti. Dietro questa affermazione deve essere letto tutto il sistema di allenamento dell’Aikido, ma torneremo sull’argomento in seguito.

L’ammiraglio Takeshita no si fece scoraggiare da quelle parole, e con diplomazia riuscì a convincere il fondatore a dimostrare le sue “bugie” comunque.

Alla dimostrazione partecipò anche Gozo Shioda il quale avrebbe raccontato in seguito che, nonostante Ueshiba fosse vittima di un forte attacco di itterizia, dimostrò tutta la sua abilità in maniera formidabile tanto che alcuni suoi studenti, visto il suo stato, non lo attaccarono in maniera completamente sincera, con il solo risultato di procurarsi delle lussazioni alle spalle.

Nel 1941 Ueshiba prese ad insegnare anche all’Accademia di Polizia e si recò nuovamente in Manciuria per insegnare in occasione della settimana delle Arti Marziali organizzata dall’Università divenendo consigliere per le arti marziali per le università di Shimbuden e Kenkoku.

Intanto le ombre della seconda guerra mndiale avevano raggiunto anche il Giappone, che entrò nel conflitto il 7 Dicembre del 1941.

Nel 1942 fu ufficialmente riconosciuto il nome “Aikido” che fu registrato presso il Ministero dell’Educazione del Giappone.

In Agosto dello stesso anno fu nuovamente invitato a recarsi in Manciuria per rappresentare le arti marziali giapponesi in occasioni del decimo anniversario dell’indipendenza della nazione.

Al ritorno dalla Manciuria Ueshiba, amareggiato dagli sviluppi che avevano portato la sua nazione a partecipare a quanto di più lontano poteva essere dalla filosofia Aiki da lui professata, decide di lasciare la gestione del Kobukan al figlio Kishomaru coadiuvato da Kisaburo Osawa per ritirarsi ad Iwama, nella prefettura di Ibaraky, dove poter riprendere il contatto con la natura e coltivare così la sua arte lontano dalla confusione e dai meccanismi caotici delle grandi città.

Fu in quest’anno che avvenne anche la sua terza esperienza mistica. Morihei ebbe in visione del Grande Spirito della Pace che configurò la via di eliminazione dei contrasti e di riconciliazione di tutto il genere umano:

“La Via del Guerriero è stata fraintesa come un mezzo per uccidere e distruggere gli altri. Coloro che cercano la competizione commettono un grave errore. Scontrarsi, ferire o distruggere è il peggior peccato che l’essere umano possa commettere. La vera Via del Guerriero è prevenire spargimenti di sangue – è l’Arte della Pace, il potere dell’Amore.”

Durante gli anni tetri della guerra molti elementi del Kodokan furono chiamati alle armi. Lo stesso Kobukan di Wakamatsu fu adibito a rifugio per gli sfollati.

Nel 1943 termina la costruzione del Tempio Aiki in Iwama.

Al termine della guerra, nel 1945, le arti marziali in Giappone furono interdette e le attività del Kobukan cessarono, mentre ad Iwama fu ultimato anche il dojo.

Nel 1948 il Kobukan viene trasferito ad Iwama, dove era molto meno presente il controllo delle forze americane, lasciando a Tokyo solo gli uffici. Kishomaru intanto diventa Direttore della nuova organizzazione denominata Aikikai.

Fu solo nel 1949 che le attività poterono riprendere presso il Kodokan di Tokyo, ma il controllo americano era ancora molto pressante. Anche questo è uno degli elementi che non possiamo tralasciare, e poi vedremo perché.

Le cose non cambiarono molto per successivi sei anni, quando Ueshiba si reca per diverse settimane ad insegnare presso il Bansen Tanaka dojo di Osaka.

Nel 1956 l’Hombu dojo ritorna ufficialmente da Iwama a Tokyo, e diversi ambasciatori furono invitati per dimostrazioni.

Nel 1958 fu girato dalla televisione americana il film documentario "Rendezvous with Adventure", che vede due americani recarsi presso l’Hombu dojo per incontrare Ueshiba e testare l’abilità di uno dei suoi allievi più promettenti: Koichi Tohei.

Nel 1960 riceve la Medaglia d’Onore con Nastro Purpureo dal Governo Giapponese.

Nel 1961 si reca alle Hawaii in occasione dell’inaugurazione dell’Aikikai delle Hawaii

Nel 1963 si tenne la prima “Dimostrazione Giapponese di tutto l’Aikido”

Nel 1964 riceve l’Ordine del Sole Nascente, quarta classe come Fondatore dell’Aikido.

Nel 1968 furono completati i lavori del palazzo dell’Hombu Dojo a Tokyo.

Il 15 gennaio del 1969, diede la sua ultima dimostrazione in occasione della celebrazione del Kagami Biraki.

Morihei Ueshiba muore il 26 Aprile del 1969 per tumore al fegato, e la moglie Hatsu lo seguì nel giugno dello stesso anno.

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I kihon della vita del Fondatore:

Proviamo ora ad estrapolare dalla vita del Fondatore quelli che per noi possono essere i kihon e quindi i capisaldi caratterizzanti della storia che di lui conosciamo.

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Il Contesto Storico

La vita del Fondatore e con esso la nascita dell’Aikido, attraversa un periodo molto particolare della storia del Giappone. Da poco il paese era uscito forzatamente dal suo isolamento economico e politico pressoché totale e il progresso si stava riversando sul paese come acqua da una diga distrutta, sconquassando un equilibrio faticosamente costruito attraverso secoli di guerre. Questo portò in un primo momento ad un crollo della figura del guerriero (o bushi), che venne subito considerata obsoleta ed anacronistica a causa soprattutto all’avvento della polvere da sparo. Quando però lo stesso progresso, unito certamente alla particolare abnegazione ed operosità che hanno da sempre contraddistinto il popolo giapponese, diede il frutto di una crescita economica repentina e sicuramente eccezionale, anche il Giappone, come molti altri paesi prima e dopo di lui, cadde nel tranello delle cosiddette “mire espansionistiche”. Forte dei risultati ottenuti in pochi decenni, e convinto di essere discendente direttamente dalle divinità (shinto), il Giappone comincia a preparare il suo progetto di invasione e dominio. Per far questo aveva bisogno di guerrieri, e soprattutto di motivazioni concrete che li spingessero all’azione senza esitazioni. Il Giappone aveva ancora bisogno del codice dei bushi (BUSHIDO). Le arti marziali vennero rivalutate e promosse, e con esse i principi di disciplina e abnegazione. Non che prima non vi fossero maestri e scuole di combattimento, ma ora c’era il benestare dell’impero, e questo metteva la questione sotto una luce completamente diversa. In vista dello scoppio della guerra Russo Giapponese, addirittura si ricominciò a forgiare katane (spade lunghe giapponesi) che potessero simboleggiare, al fianco di ogni ufficiale, gli ideali di valore e coraggio degli antichi guerrieri. Ovviamente, per inciso, non erano assolutamente paragonabili alle vere spade antiche del sedicesimo secolo, ma ora la lama non serviva più a rimanere affilata ed integra nella mischia di una battaglia, bensì a ricordare le radici e le gesta eroiche di chi aveva costruito il glorioso Giappone. E’ in questo clima che nasce l’Aikido. In un clima di rivalutazione della figura del guerriero e della tradizione marziale di un paese. Non rischieremmo di dire assurdità se attribuissimo parte del merito del largo successo che l’arte di Ueshiba ha avuto, proprio a questa precisa volontà politica. Non che questo tolga in qualche modo meriti al Fondatore, ma certamente in un altro momento storico, difficilmente il suo stile avrebbe avuto tanti e tali consensi tra la classe dirigente, come invece è stato. E’ anche da considerare che probabilmente pochi dei personaggi rapiti dal fascino delle tecniche del Fondatore, fossero effettivamente consci delle profondità filosofiche e del messaggio di pace e fratellanza che quelle stesse tecniche esprimevano. Anche tra gli stessi allievi di Ueshiba che, lo ricordiamo venivano accuratamente selezionati, prevaleva la voglia di raggiungere l’invincibilità del maestro, più che di carpirne gli ideali e i messaggi trascendentali.

Dopo la seconda guerra mondiale, il Giappone precipita in un baratro di delusione, misto ad uno strano rispetto per il “vincitore” americano. Qui è bene chiarificare una caratteristica fondamentale e peculiare del popolo giapponese, senza la quale comprensione, molti dei fatti e dei comportamenti tenuti dai nipponici del dopo guerra, sarebbero incomprensibili per noi occidentali. Il Giapponese non è portato ad odiare o ad avere rancore verso chi l’ha battuto. Forse per cultura o forse per formazione, fatto sta che questo popolo è profondamente rispettoso delle regole del gioco, e se tali regole hanno dato la vittoria all’avversario, ciò significa che la cosa va accettata senza strascichi o recriminazioni. Questo può sembrare strano e quasi assurdo per noi, ma effettivamente fu così che i Giapponesi accolsero l’Americano. Coloro che si suicidarono, e furono molti, lo fecero solo per la famosa resa proclamata dall’Imperatore. Ricordiamo che per i Giapponesi la famiglia imperiale discende direttamente dalle divinità Shinto, ed in quel momento era quello stesso Dio per il quale erano pronti a morire, che li comandava di deporre le loro spade consegnandosi nelle mani dello straniero.

Una volta che gli alleati occuparono il paese, scattò quasi immediatamente la messa al bando di ogni pratica marziale e molti maestri furono costretti a trasferirsi in realtà rurali meno battute e controllate dalle forze di occupazione per continuare a coltivare la loro via. Tra essi anche Ueshiba decise di trasferirsi a Iwama, lasciando la direzione del Kobukan di Tokio al figlio Kishomaru. E’ questo un punto fondamentale per la comprensione delle reali radici dell’Aikido pervenuto fino a noi. Kishomaru infatti, per assicurare la sopravvivenza dell’Aikido a quello stato di cose, dovette in un certo senso “camuffare” quello che era il vero Aikido, trasformandolo in qualcosa che potesse essere scambiato per esercizi di integrazione ed armonizzazione agli occhi del “controllore”. Fu così che, per fare solo un esempio, i famosi “principi” consegnati da Ueshiba, passarono subito da dodici a poco più di cinque e molte delle tecniche di forte carattere marziale, furono messe da parte. Fu grazie a questo che l’Aikido riuscì a sopravvivere a quel difficile momento storico, e di questo dobbiamo essere grati a Ueshiba Kishomaru. Nel frattempo ad Iwama si continuavano gli allenamenti lontano dai controlli degli invasori e OSensei potè sviluppare ulteriormente la sua arte in relativa tranquillità. Ora la cosa che va detta e che, attenzione, è un fatto storico, è che l’Aikido che ci è stato trasferito dai maestri trasferitisi nei nostri paesi (Tada Shihan in Italia, Tamura Shihan in Francia, Asai Shihan in Germania, Yamada Shihan in America, solo per citarne alcuni) hanno portato con se l’AIkido proveniente dal Kobukan di Tokyo degli anni del dopo guerra. Ne è la conferma il numero di principi che a noi tutti sono stati trasmessi e che vado ad elencare di seguito:

Ikkyo               = Ichi (uno) Kyo (principio)               = Primo Principio

Nikkyo            = Ni (due) Kyo (principio)                 = Secondo Principio

Sankyo           = San (tre) Kyo (principio)                = Terzo Principio

Yonkyo            = Yon (quattro) Kyo (principio)         = Quarto Principio

Gokkyo           = Go (cinque) Kyo (principio)          = Quinto Principio.

Ad Iwama invece continuavano ad essere studiati tutti e dodici con notevolissime differenze nelle soluzioni tecniche. La fonte di quanto sto affermando sono quei pochi Maestri che hanno vissuto ad Iwama al fianco di OSensei, quali Saito Morihiro Shihan, Homma Gaku Sensei e pochi altri. Attenzione, anche qui dobbiamo fare una precisazione. Molti maestri dicono di aver studiato con il Fondatore solo perché lo vedevano affacciarsi all’Ombu Dojo una volta al mese, o perché saltuariamente andavano a trovarlo ad Iwama. Questo non vuol dire assolutamente essere allievi del Fondatore. Anche qui, a supporto della nostra tesi ci sono i fatti storici. Il Fondatore considerava lo studio delle armi ed in particolare lo studio della spada di legno (bokken) e del bastone (jo) una “conditio sine qua non” si potesse capire qualcosa dell’Aikido a mani nude (taijutsu), e ancor meno degli studi di tecniche a mani nude in difesa da armi. Per questo motivo basava i suoi insegnamenti sullo studio dell’Aiki-Ken e dell’Aiki-Jo (studio della spada e del bastone secondo i principi Aiki). La conoscenza di questi stili che, detto per inciso sono trai più avanzati dal punto di vista tecnico tra tutti i metodi che hanno per oggetto le due armi in questione, determina la misura di quanto effettivamente quel maestro di seconda generazione (definiamo così i maestri giapponesi che sono stati contemporanei di OSensei) sia stato o no effettivamente allievo del Fondatore. Purtroppo da qui non si scappa e non si può fingere. In più ci vengono in aiuto i filmati e le fotografie d’epoca, nei quali possiamo riconoscere i vari personaggi. Si noti poi che presso il Kodokan di Tokyo non si studiava Bukywaza e questo per precisa volontà derivante dalle motivazioni di cui abbiamo parlato. Il risultato di tutto questo è che pochissimi dei Maestri che sono venuti ad insegnare in occidente, sapevano qualcosa dello stile che Ueshiba trasferiva effettivamente ai suoi allievi.

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L’Aikido delle origini

Dagli elementi che sono scaturiti dalle precedenti trattazioni, possiamo ora definire, anche se a grandi linee, quelle che ipotizziamo essere le caratteristiche peculiari dell’Aikido originario.

Certamente doveva convincere. Nel panorama dell’epoca, pieno di personalità emergenti o già affermate nel campo delle arti marziali, il metodo di un maestro di stampo tradizionale che viveva in realtà certamente lontane dai centri politici ed economici del paese, non avrebbe mai suscitato tanto e tale interesse se non avesse convinto sotto ogni punto di vista. Ricordiamo che, nella sostanza la fama di Ueshiba è stata motivata e successivamente enfatizzata soprattutto dalle sue imprese e dagli esiti degli incontri con personaggi che lo avevano sfidato sul piano meramente pratico. In definitiva possiamo affermare senza difficoltà che il primo elemento che ha fatto sì che l’AIkido, o come si chiamava all’epoca l’Aikibudo, acquisisse consensi ai più alti livelli, fu senza dubbio la sua efficacia.

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Programma Didattico di Aikido

Da qui potrai scaricare il materiale riguardante il Programma Didattico di Aikido. Le indicazioni degli elementi da apprendere in relazione al grado, possono essere esplorate da due punti di vista: quello degli ELEMENTI DIDATTICI e quello dei GRADI.

Dal punto di vista degli Elementi Didattici troverete dei file corrispondente ognuno al nome di un attacco. Scaricando il file avrete un diagramma di flusso che parte dall'attacco in questione (a volte eseguito in diverse maniere) e espone tutte le possibili reazioni ad esso ognuna delle quali dà vita a tecniche e controlli di diverso tipo.

Dal punto di vista dei gradi invece troverete dei file ognuno dei quali rappresenta il programma didattico del grado corrispondente al nome del file.

Ovviamente ciò che viene visualizzato nel programma didattico relativo ai gradi risulterà equivalente nella sostanza a quello presente nei file relativi a gli elementi didattici.

ELEMENTI DIDATTICI

Fondamenti

Aikitaiso

Katatedori Aihanmi (o Kosadori)

Shomenuchi

Attenzione gli altri file sono in via di sviluppo!

GRADI

Attenzione gli altri file sono in via di sviluppo!